Medici 118: agitazioni in Toscana e Puglia

Due Regioni, la Toscana e la Puglia, che non potrebbero essere più distanti – non solo geograficamente – ma che, in questi giorni, sono accomunate da analoghi attacchi a medici e infermieri. E se, in Puglia, i medici del 118 di Fimmg Emergenza hanno dichiarato da tempo lo stato di agitazione, in Toscana scende in campo la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri: lo fa per ribadire il suo secco no al depotenziamento del sistema 118 della Regione, dove l’Assessorato ha intenzione di demedicalizzare le ambulanze.

“Non può definirsi “riorganizzazione” – si legge infatti in una nota, che alleghiamo integralmente - e non è in alcun modo accettabile, la drastica riduzione del personale medico e la sua sostituzione con personale infermieristico”.

“È pleonastico affermare – continuano gli Ordini toscani - che se è riconosciuta l’esistenza di due professioni, di Medico e di Infermiere, ciò significa che esse non solo hanno compiti e funzioni diverse ma anche, e soprattutto, non sono tra loro in alcun modo intercambiabili”.

“Medici ed Infermieri devono collaborare, ciascuno per le proprie competenze – concludono -, ed i migliori risultati in termini di salute per il cittadino si ottengono quando i professionisti della sanità operano di concerto, soprattutto nel delicato servizio 118”.

Analoga situazione in Puglia, dove il Governatore Michele Emiliano ha annunciato la sua intenzione di organizzare l’emergenza-urgenza creando l’Areu, l’Azienda regionale deputata a gestirla. Innovazione accolta con cauta apertura da parte di alcune sigle sindacali dei medici coinvolti, con un secco ‘no’ da altre, anche se tutte condividono gli stessi dubbi sul processo di nascita della nuova Agenzia, con l'internalizzazione del personale dedicato all'emergenza urgenza.

“Ci preoccupa il fatto che i fondi attualmente stanziati per 525 medici convenzionati sarebbero sufficienti a coprire solo 200 medici dipendenti. - spiega Nicola Gaballo, di Fimmg Emergenza Puglia. - La possibile conseguenza è di avere equipaggi sulle ambulanze privi di medico. Oppure, per garantire i livelli di assistenza precedenti, si rischia che possano essere dirottate su Areu risorse destinate al personale ospedaliero, che già soffre per piante organiche gravemente insufficienti.”

In altre parole, secondo i medici pugliesi dell’emergenza, “a fronte di un servizio, quello attuale dei 118 provinciali, che funziona, si costruisce una struttura per la quale manca un'analisi dei costi, delle modalità operative e dei risultati obiettivi in termini di efficienza”.

D'altra parte, il Governatore Emiliano, nell’illustrare ai giornalisti la riforma, ha dovuto ammettere che “attualmente il 118 funziona abbastanza bene” ma, ha precisato, “occorre fare un salto di qualità”. Come? Secondo Emiliano, aumentando la sua professionalità: “medici, infermieri, soccorritori, devono avere una capacità di addestramento molto superiore”.

Preparazione già assicurata dal personale del 118 che garantisce un efficiente servizio di servizio emergenza urgenza.

“I nostri medici, i nostri infermieri sono ottimi professionisti, bravi, preparati e sono in possesso di tutti i titoli previsti dalla normativa nazionale – mette in chiaro il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli, che è anche Presidente dell’Ordine dei Medici di Bari -. Il sistema 118 in Puglia funziona alla grande, grazie alla collaborazione sinergica dei medici e degli infermieri presenti a bordo delle nostre ambulanze, ed è tra le eccellenze italiane. Solo nella provincia di Bari-Bat vengono gestite 111.648 emergenze all’anno, con il trattamento a domicilio del 31% dei pazienti. A loro e a tutto il personale impegnato in questo delicatissimo settore va il nostro sostegno ed il ringraziamento per l'impegno nell'assicurare un servizio essenziale nel garantire il diritto alla salute dei cittadini”.

“Più in generale – continua Anelli – stiamo assistendo, in molte Regioni, a un depotenziamento del sistema 118. Lo abbiamo detto, lo ribadiamo: ci opporremo a ogni politica di tagli che si ripercuota sulla qualità delle cure stesse. È un atto di responsabilità nei confronti del Paese. Per questo, anche insieme alla Federazione degli Ordini delle Professioni infermieristiche, stiamo lavorando a un modello di gestione dell’emergenza-urgenza che veda la collaborazione, nell’ambito ciascuna delle proprie competenze, delle due professioni, modello da esportare su scala nazionale”.

Ufficio Stampa Fnomceo
12/11/2018